Kkore

Canto delle accorate per chi ha un cuore

di Lina Prosa
con Sara Donzelli, Giulia Quagliarella
musiche Banda Improvvisa, Eleni Karaindrou, Tomasella Calvisi
collaborazione artistica Claudia Sorace e Riccardo Fazi
coro popolare abitanti / comunità locale
coproduzione Muta Imago
regia Giorgio Zorcù

Quello di Kore è uno dei miti fondanti dell’umanità, legato alla fertilità e quindi al futuro della specie. Al centro c’è una giovane donna, col suo carico di trasgressione, di attrazione, di pericolo; la “ragazza indicibile”, come l’ha chiamata Agamben.

Rapita da Ade, Kore fu portata negli inferi per essere la sua sposa, e divenne la Regina dell’Oltretomba. La madre Demetra discese fin laggiù per reclamarla, imprecando e maledicendo Zeus che aveva permesso tanta atrocità. Ma dovrà sottostare ad un patto: Kore avrebbe trascorso parte dell’anno negli inferi e l’altra sulla terra. Demetra allora l’accoglieva con gioia facendo rifiorire la natura. Dal mito nacquero i Misteri Eleusini, culla del teatro.

Il testo di Lina Prosa riprende il mito per farne un canto dedicato “alle donne che non sono mai ritornate dal buio”, vedendoci un archetipo del legame d’amore che può diventare per le donne violenza e seppellimento, e il matrimonio come un luogo in cui ci si può anche perdere e perire. Facendo un omaggio alla capacità delle donne di attraversare le zone buie dell’esistenza, dalle quali non tutte sono capaci di risalire.

L’opera si divide in tre parti:

  1. I preparativi
    Dialogo tra madre e figlia sull’innamoramento e il matrimonio; le raccomandazioni della madre, la trasgressione e la disobbedienza della figlia, sintomo di rischio ma anche di dinamica vitale di trasformazione.
  2. L’incubo della madre
    Rapimento di Kore e discesa agli inferi di Demetra in cerca della figlia. Risalita con la metà di essa.
  3. Corteo delle accorate e degli accorati
    Processione popolare finale.

E’ un percorso che nasce dall’intimità di una relazione madre – figlia, amorevole ma aspra e piena di contrasti, fino all’esito tragico del nascondimento della giovane donna da parte dell’uomo sconosciuto, con la madre che – solitaria e disperata – ne va alla ricerca.

Infine la scena si apre ed irrompe la comunità tutta, con le diverse facce e storie che la compongono, e che – accorate – si fanno carico del mistero e del dolore della vita, portando con sé, come reliquie, gli strumenti del lavoro dei campi.

Quella di Lina Prosa è una scrittura che riesce a connettere profondamente la contemporaneità con la tragedia classica; è poetica e sorprendente, e restituisce i temi con metafore profonde e scarti improvvisi. La scena è visionaria, si alternano primi piani e campi lunghi, dialoghi, monologhi e scene di popolo.

Il Coro popolare

La presentazione dello spettacolo è preceduta da una breve residenza artistica della compagnia, finalizzata alla costruzione di un Coro popolare che porti dentro lo spettacolo i rappresentanti della comunità locale, con cui realizzare le scene di massa, dopo tre incontri di laboratorio di due ore circa ciascuno. Possono partecipare cittadini di ogni età: giovani studenti delle Superiori (il percorso si attaglia bene a progetti di alternanza scuola-lavoro), adulti, over-60 dell’Università delle Tre Età.

Foto
 



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