LA SIGNORA COL CAGNOLINO

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Primo studio scenico: 6-7-8 marzo 2020
Teatro Linguaggicreativi, Milano

dal racconto di Anton Cechov
di e con Sara Donzelli e Giorgio Zorcù
collaborazioni artistiche Giulio Ceraldi, Riccardo Fazi, Claudia Sorace
costumi Marco Caboni

Nella sua apparente pacatezza La signora col cagnolino di Cechov è un vulcano in fermento: i temi si rivelano per azioni semplici, luoghi quotidiani che fanno riverberare segni universali; la parola poetica crea un mondo riflesso che scolpisce e dà vita a personaggi, situazioni, volti, emozioni e li proietta in una profondità lontana.

Come nel silenzio incantato di Oreanda, vicina a Yalta, sulla panchina sopra al mare che Anna e Gùrov raggiungono in carrozza all’alba dopo la prima notte d’amore. L’uomo e la donna assistono e ascoltano il mistero eterno del moto delle onde, sotto di loro; l’animo si placa, il tempo si ferma, e non c’è bisogno di parole: tutto è chiaro, e tutto è velato. Quando ritroveranno la parola sarà per dire che «è ora di tornare».

In scena ci sono l’attrice Sara Donzelli e un non-attore, Giorgio Zorcù, che narrano la vicenda che ha rivoluzionato la vita di Anna Sergéevna e Dmìtrij Gùrov in cui si ritrovano episodi, sogni e motivi personali.

Scampoli, attimi dell’esistenza: i primi avvistamenti in lontananza, il corteggiamento, l’arrivo del piroscafo, col suono delle sirene in mezzo alla folla festosa; l’addio alla stazione dei treni e la ripresa della routine di Mosca, che rivela a lui in modo insopportabile e definitivo l’insipienza della vita; l’inseguimento per scale e corridoi nel teatro della città di lei, fino all’anfratto buio dove di nuovo stringersi in un abbraccio, occhi umidi e parole tenere che suggellano il ritrovamento.

Ogni singola esistenza ruota intorno al mistero, e col mistero del loro futuro Anna e Gùrov si guardano, indecisi, nell’atto finale, quando la chiusura improvvisa del racconto ci fa partecipi in prima persona del dramma della scelta, lasciandoci in sospeso. Nella mente scorrono gli episodi che li hanno portati fino a quel punto, e sta solo a noi immaginarci una nuova vita.

Sono a Mosca, nella stanza d’albergo dei loro convegni clandestini, e guardano fuori dalla finestra. Il vetro riflette la loro immagine. Da quell’immagine riflessa parte il nostro viaggio nel teatro.