TOSCANA DELLE CULTURE

postato in: Archivio progetti | 0

E se a qualcuno verrà in mente, un giorno, di fare la mappa di questo itinerario;
di ripercorrere i luoghi, di esaminare le tracce,
mi auguro che sarà solo per trovare un nuovo inizio.
Antonio Neiwiller, Per un teatro clandestino

Nel 20° di Toscana delle Culture insieme a Mario Papalini si pubblicò un catalogo dei venti manifesti fatti insieme; per ogni anno descrivevo quello che ricordavo fosse il mio atteggiamento nell’affrontarlo, e quindi le emozioni con cui mi accostavo a Mario per fare il manifesto, che per me ha sempre rappresentato la prima manifestazione della manifestazione.

Sotto l’anno 1993, la prima delle edizioni del festival che si sarebbe chiuso nel 2015, scrissi: «Nel 1993 avevo 41 anni, e la mia vita nel teatro era a un punto di svolta. I dieci anni appena trascorsi erano stati molto tumultuosi: avevo scoperto il teatro del mondo dal Festival di Santarcangelo, dal CRT di Milano e dal Festival di Volterra. Tutte esperienze concluse. Ero ricco di relazioni e di interessi, ma inquieto mi domandavo i perché più profondi del mio rapporto col teatro, e la mia collocazione.

Grazie a Renato Palazzi avevo iniziato un nuovo percorso di insegnamento – e quindi di studio – con la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, e mi decisi ad aprire un mio centro di lavoro artistico, appartato e aperto, con la vicinanza di Antonio Neiwiller, l’artista a cui ero stato più vicino negli ultimi anni. Fondai quindi sull’Amiata il nuovo festival-laboratorio Toscana delle Culture, con la vicinanza amichevole e rassicurante di coetanei attori-autori come Claudio Morganti, Danio Manfredini e il danzatore e coreografo Virgilio Sieni, che avrebbe eletto l’Amiata a proprio cantiere di lavoro estivo per più di dieci anni. Fu Marco Baliani ad aprire la prima edizione con “Kohlhaas”, in una piazzetta di Monticello Amiata. Leo de Berardinis era il mio punto di riferimento artistico in quell’epoca, e lo invitai insieme a Francesca Mazza a stare con noi in quei giorni, semplicemente, senza nessun impegno “spettacolare”. Negli ultimi giorni ci raggiunse anche Steve Lacy, protagonista di due memorabili concerti insieme agli inseparabili Steve Potts, Jean-Jacques Avenel e al Quartetto di Tirana.

Lo scopo di Toscana delle Culture era quello di aprire un luogo di lavoro estivo, con poche ospitalità esemplari ma con tanti laboratori e nuovi incontri in scena, aperti alla musica e alle arti visive. Un festival di creazione.

La formula era quella di un lungo periodo preparatorio che doveva sfociare in cinque giorni intensi ad Arcidosso, invadendo luoghi ed orari diversi. Gli artisti amici che si volevano unire erano invitati a portarsi nello zaino documenti da condividere, ed attrezzammo la stanza al primo piano della Sala dell’Oratorio con un impianto di riproduzione video, sempre affollata di nuove visioni e discussioni».

Queste le idee e i sentimenti con cui si partì, e che mi hanno guidato per tutte le edizioni. E’ un ricordo di bellezza e di relazioni lungo 23 anni, che non mi abbandona, ma di cui non ho più nostalgia, perché ho capito che mi chiede di aprirmi a sempre nuove sfide.

Giorgio Zorcù